Pamuk

Un sogno fatto a Milano. Dialoghi con Orhan Pamuk intorno alla poetica del museo riunisce le riflessioni di storici dell’arte, museologi e critici d’arte contemporanea sulla straordinaria operazione museale compiuta a Istanbul dal premio Nobel turco, creatore del Museo dell’innocenza. Gli undici interventi oggetto del convegno all’Accademia di Brera nel gennaio 2017 sono qui preceduti da un’introduzione di Salvatore Settis e seguiti da riflessioni inedite che Orhan Pamuk ha condiviso con il pubblico in quella stessa sede. Il libro viene presentato nell’ambito della mostra “Amore, musei, ispirazione. Il Museo dell’innocenza di Orhan Pamuk a Milano” presso il Museo Bagatti Valsecchi di Milano.

 

Kemal Basmaci, il protagonista del romanzo Il museo dell’innocenza di Orhan Pamuk, si spegne a Milano in una stanza del centralissimo Grand Hotel et de Milan, dopo aver visitato per l’ultima volta il Museo Bagatti Valsecchi, uno dei suoi cinque musei preferiti al mondo. Al lettore non sarà sfuggita la predilezione di Pamuk per questa casa-museo milanese, che attesta un lungo e fertile rapporto tra lo scrittore e la metropoli lombarda rinnovatosi in numerose occasioni, non ultime quelle della consegna del diploma honoris causa conferitogli nel gennaio 2017 dall’Accademia di Belle Arti di Brera e del convegno a lui dedicato. Rapporto che si rinsalda ancora una volta con la mostra “Amore, musei, ispirazione. Il Museo dell’innocenza di Orhan Pamuk a Milano” che proprio il museo Bagatti Valsecchi ospita fino a giugno 2018 e dove è possibile vedere alcune delle teche che compongono il Museo dell’innocenza di Istanbul. Quest’ultimo fu concepito da Pamuk in concomitanza con la stesura dell’omonimo romanzo ed è oggetto di analisi del presente volume: un’antologia di scritti sulla poetica museale di Orhan Pamuk. La prima parte ripropone una serie di testi nei quali lo scrittore definisce la sua predilezione per i piccoli musei, luoghi della memoria di singoli individui più che apparati dello Stato. Storici dell’arte e museologi si confrontano quindi con i temi cardine della poetica di Pamuk: il collezionare nelle sue manifestazioni antiche e moderne; il legame con l’oggetto e il suo valore storico, narrativo ed emotivo; la casa-museo e la sua ideale dimensione privata; il rapporto tra visivo e narrazione; la letteratura tra finzione e realtà. I vari interventi evidenziano l’apporto di Orhan Pamuk per una nuova concezione della museologia e museografia e come la sua figura funga da congiunzione tra mondo degli storici dell’arte, degli studiosi di museologia, dei critici d’arte contemporanea nonché quello degli artisti contemporanei. Particolarmente suggestivo, a questo proposito, è notare come le vetrine del museo di Istanbul, che contengono objets trouvés assemblati in modo da evocare episodi specifici della tormentata storia d’amore di Kemal e Füsun sullo sfondo di una Istanbul anni settanta, contengano numerosi rimandi all’opera di artisti occidentali contemporanei quali Christian Boltanski, Joseph Cornell, Ilya Kabakov, Daniel Spoerri, Mark Dion, per citarne soltanto alcuni.
Nel testo conclusivo Pamuk interviene direttamente commentando i vari contributi dei relatori e fornendo aneddoti e retroscena sulla genesi del romanzo e del progetto museale.Con introduzione di Salvatore Settis e interventi di Nadia Barrella, Thierry Dufrêne, Elio Grazioli, Laura Lombardi, Daniele Pilla, Lucia Pini, Roberto Pinto, Massimiliano Rossi, Rossana Sacchi, Francesco Tedeschi, Stefania Zuliani. Corredato da oltre 150 immagini, per lo più provenienti dagli archivi privati di Orhan Pamuk.I CURATORIDocente di fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di belle arti di Brera, Laura Lombardi si è interessata ad argomenti di arte e di critica d’arte dal XIX secolo ad oggi, pubblicando saggi e monografie e collaborando a diverse mostre. Membro della SISCA (Società italiana storici della critica d’arte), scrive da molti anni per il mensile Il Giornale dell’arte.Presidente della Società Italiana di Storia della Critica d’Arte e vicepresidente del Comité International d’Histoire de l’Art–Italia, Massimiliano Rossi è accademico ordinario dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, coordinatore del corso di dottorato in Scienze del Patrimonio Culturale presso l’Università del Salento e direttore della rivista Annali di critica d’arte. Nuova Serie.